I Vini Rosati di Puglia

Intensa espressione del territorio e del vitigno, il Vino Rosato è una tipologia enoica che merita un’attenzione particolare e a cui la Puglia, regione altamente biodiversa, ricca di incantevoli paesaggi e con caratteristiche naturalistiche e geomorfologiche uniche, risulta affezionata in modo speciale.

Dalla Daunia al Salento, dalla costa all’entroterra, il “tacco d’Italia” produce la maggior parte del vino rosato nazionale, contribuendo a promuovere l’eccellenza enologica italiana e gratificando i palati di tutto il mondo.

Il Vino Rosato: uno stile di vita made in Puglia

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Nasce in Francia, contagia gli Stati Uniti, attraversa la Manica ed esplode in Gran Bretagna: è il vino rosato, che registra continui aumenti nei livelli di produzione e consumo e rappresenta una delle produzioni preferite dal pubblico giovane, espressione di freschezza, versatilità e gioia di vivere.

Rosa come la delicatezza e la decisione di un fiore, il vino rosato si sta imponendo come tipologia enoica con una propria identità, una propria storia e una propria dignità, lontana dal pregiudizio di chi considera il rosé solo una “via di mezzo” tra vino bianco e vino rosso.

È proprio il carattere deciso ma non “arrogante” a fare del rosato un vino particolarmente legato al territorio pugliese, i cui vitigni rendono questi vini dei prodotti caratteristici e originali, specie se in interazione con gli ambienti nei quali si sono affermati.

Fresco come i lunghi chilometri di costa pugliese, gioioso come la vitalità di un popolo appassionato della propria terra, importante come il clima e la posizione geografica di una regione a ponte del Mediterraneo, espressione di giovinezza come chi si rinnova nella tradizione, il vino rosato rappresenta l’anima e l’essenza della Puglia, uno stile di vita che coinvolge sapori, odori, immagini, atmosfere.

Il territorio pugliese e il vino rosato

territorio pugliese

La Puglia, la regione più orientale d’Italia, si caratterizza per gli oltre 800 chilometri di costa che definiscono i suoi contorni geografici. Regione lunga e stretta, è bagnata dal mare Adriatico a est e nord, dal Mar Ionio a sud.

L’interno della regione è principalmente pianeggiante e collinare ed è suddiviso in cinque subregioni differenti: Daunia e Alta Murgia, Bassa Murgia e Valle d’Itria, Salento.

Il clima è tipicamente mediterraneo: le zone costiere e pianeggianti hanno estati calde, ventilate e secche, e inverni miti. Le precipitazioni, concentrate durante l’autunno inoltrato e l’inverno, sono scarse e di carattere piovoso in pianura, mentre sull’altopiano delle Murge sono frequenti le nevicate in caso di correnti fredde da est. In autunno inoltrato e in inverno sono frequenti le nebbie mattutine e notturne nella Capitanata e sulle Murge. Le escursioni termiche tra estate e inverno sono frequenti nelle pianure interne: nel Tavoliere si può passare dagli oltre 40 °C estivi ai -2 °C / -3 °C delle mattine invernali.

La Puglia è fra le regioni d’Italia con la più alta produzione di uva e di vino rosato e si fa riconoscere soprattutto per l’alta varietà delle tipologie di uva utilizzate, tutte molto pregiate. Il vino, prodotto praticamente in tutta la regione, non è solo una risorsa legata alla tradizione e alla cultura di questi luoghi, ma anche un’importante risorsa economica.

Rosato e gastronomia

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I vini rosati, grazie alla loro versatilità, oltre a essere preferiti tutte le volte in cui un vino bianco è poco e un vino rosso è troppo, sono abbinabili ad antipasti, pesce, carne, riso, pasta e formaggi. Dagli aromi gradevoli e fruttati, sono estremamente piacevoli e freschi.

I Colori del Rosato

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I vini rosati sono prodotti con uve a bacca rossa vinificate in bianco. Il colore di vini rosati si ottiene dalla macerazione del mosto nelle bucce per un tempo variabile (da poche ore a un massimo di due giorni); la durata della macerazione dipende dal tipo di vino che si vuole produrre e dalla capacità colorante dell’uva.

In base al metodo di produzione, il colore del vino rosato può essere rosa tenue o più intenso e tendente al rosso; in ogni caso, esso esprime tutta la freschezza aromatica e i piacevoli aromi di frutta e fiori che caratterizzano questo vino, un’eccellenza versatile che si presta ad abbinamenti gastronomici molto interessanti.

Vinificazione

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Le tecniche enologiche di produzione del vino rosato possono essere diverse, ma la caratteristica comune è che tutti i vini rosati sono prodotti con uve a bacca rossa. L’eccezione a questa regola (caso unico in enologia) è rappresentata dagli spumanti rosati, che possono essere prodotti miscelando vini bianchi e vini rossi in quantità variabili.

In termini generali, comunque, si può affermare che il processo di produzione di vino rosato comincia allo stesso modo dei vini rossi e prosegue seguendo quello dei vini bianchi. I vini rosati sono prodotti con uve a bacca rossa, mediante tecniche enologiche specifiche e con l’intento dichiarato di produrre un vino dal colore rosa.

Il vino rosato è ottenuto dalla macerazione del mosto nelle bucce per un tempo variabile (fino a due giorni). Al termine della macerazione, il mosto viene separato dalle bucce, mentre il processo di produzione continua nello stesso modo come per i vini bianchi.

I Vitigni

Di seguito sono riportate notizie e curiosità sugli aspetti ampelografici ed enologici dei vitigni da cui vengono prodotti i vini rosati, con informazioni sui tratti storici salienti.

Negroamaro

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Il vitigno salentino per eccellenza è il Negroamaro. È un vitigno a bacca rossa originario della Puglia, che vede nel Salento la zona di maggiore coltivazione pur avendo anche buone estensioni nel resto della regione. La sua origine è molto antica e si deve far risalire con molta probabilità alla stessa della maggior parte delle altre uve rosse del sud Italia: la colonizzazione greca, che ebbe luogo a partire dal XVIII secolo a. C. in tutta la penisola, in particolare nel Sud. Nonostante la sua presenza già in antichità, il vitigno fu descritto solo nell’Ottocento, quando un parassita che stava danneggiando fortemente i vitigni venne segnalato da Achille Bruni a Apelle Dei, professore universitario.

Il Negro Amaro, conosciuto anche come Negramaro, deriva probabilmente dal dialetto salentino niuri maru, che descrive le sue caratteristiche principali, il colore quasi nero dei suoi vini e un retrogusto amarognolo.

Il Negroamaro ha grappoli di media grandezza di forma conica, con densità serrate, di corte dimensioni e senza ali. Gli acini sono grandi, molto pruinosi e dalle spesse bucce nere con venature violette. Di forma ovale, le bacche sono molto coriacee.

Il Negramaro rappresenta la base dei migliori vini rosati e rossi salentini. Il rosato si presenta con un colore rosa vivace, molto asciutto in bocca e di gradevoli profumi.

Malvasia Nera di Brindisi e Lecce

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Vitigno autoctono pugliese, il Malvasia Nera di Brindisi e Lecce – conosciuto anche come Malvasia Niura – appartiene alla vasta gamma di cultivar che hanno ereditato il nome dall’antico porto greco del Peloponneso – Monenvasia – da cui anche questa varietà sembra avere origine. Discretamente produttiva, la Malvasia nera di Brindisi e Lecce sviluppa grappoli di media dimensione e acini con buccia sottile di colore blu e a forma conica, allungata, semplice o alata, serrata nelle piante giovani e piuttosto spargola in quelle adulte. Giunge a maturazione di solito nella seconda metà di settembre.

Diverso dalle malvasie di origine orientale, non presenta il classico profumo e il sapore moscato leggermente amarognolo. Affiancato in uvaggio ad altri vitigni, contribuisce ad arrotondare le caratteristiche del vino stemperandone la spigolosità.

In genere è assemblato con il Negramaro, al quale dona alcolicità, sapidità e corpo. In purezza si ottiene un vino corposo e alcolico che ha eleganza, finezza, giusta armonia, colore rosso rubino brillante, profumi piacevoli e tannini vellutati.

Primitivo

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Il Primitivo deve il suo nome a un sacerdote di Gioia del Colle (in provincia di Bari), Francesco Filippo Indelicati, che verso la fine del XVIII secolo compì studi approfonditi su questa varietà. Attraverso diverse selezioni di vitigni della stessa tipologia, direttamente in vigna, ne individuò uno che si distingueva dagli altri per la precocità di maturazione, battezzandolo così, con il nome di Primativo o Primaticcio o con il termine latino Primativus.

Il Primitivo è sicuramente conosciuto come una pianta che cambia moltissimo la sua morfologia a seconda del terroir in cui cresce. Una caratteristica importante di questa varietà è che gli acini accumulano grandi quantità di zuccheri con facilità generando vini di alto tenore alcolico.

Il Primitivo è così precoce che lo si vendemmia, di norma, tra la fine di agosto e gli inizi di settembre. Il grappolo è di taglia media, lungo, di forma conico-cilindrica, mediamente compatto e provvisto di una o due ali. Gli acini sono sferici e di media grandezza, con una buccia molto pruinosa, di medio spessore e di colore blu scuro.

La vinificazione in purezza porta a un vino dall’intenso colore rubino violaceo, dai profumi intensamente fruttati, elegantemente speziati, che chiudono con dolci aromi di tabacco. La bocca è di grande concentrazione, ma allo stesso tempo soave e calibrata, con un frutto vellutato irrobustito da un elevato tenore alcolico. Il vino migliora le sue caratteristiche se sottoposto a un appropriato processo di invecchiamento.

Bombino Nero

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Il Bombino Nero è un autoctono pugliese coltivato esclusivamente in Puglia, dove per anni è stato famoso per la sua produttività ed elevata resa in mosto. Per questo motivo, il Bombino Nero era anche chiamato “buonvino”. Tuttavia, il nome potrebbe anche derivare da “Bambino” per la particolare forma del https://www.viagrasansordonnancefr.com/viagra-ou-cialis/ grappolo che ne richiama l’aspetto.

Con acini di colore blu caratterizzati da una buccia spessa e consistente, il grappolo del Bombino Nero è grosso ed è di forma composta da due ali. Si adatta bene a qualsiasi condizione pedo-climatica e non necessita di colture particolari.

Il Bombino nero ha una maturazione tardiva e mai completa all’interno del grappolo; in

alcuni casi può avere acini non pigmentati che possono essere acidi e a bassa concentrazione zuccherina. Questa peculiarità del vitigno lo rende perfetto per la produzione di vini rosati, che si caratterizzano per freschezza, morbidezza, moderata alcolicità e frutto vivo ma delicato.

Uva di Troia

uva di troia

Vitigno a bacca nera autoctono della Puglia, Uva di Troia suggerisce l’origine dalla città di Troia, in provincia di Foggia, fondata dai coloni greci durante il periodo della Magna Grecia intorno al 700 a. C.. Un’altra versione suggerisce l’origine albanese dalla città di Cruja.

Uva di Troia è un vitigno ampiamente coltivato lungo la zona litoranea pugliese, nella zona di Barletta e nella provincia di Bari; matura ai primi di ottobre e presenta grappoli piramidali semplici o alati di grandi dimensioni e media compattezza. Gli acini sferici hanno medie dimensioni, con buccia molto pruinosa e spessa, di colore nero-violetto. L’acino è molto resistente a qualsiasi condizione climatica. Ha delle rese medio-basse, caratteristica che ne limita la coltivazione, con ottima adattabilità sia a tutti i terreni che forme di allevamento. Il vitigno Uva di Troia si adatta con facilità a ogni forma di allevamento e potatura e non ha particolari esigenze di terreno. Il vitigno Uva di Troia dà un vino dal colore rosato brillante, dal palato elegante e ben equilibrato, fresco e di buona persistenza aromatica.

Sangiovese

sangiovese

Il Sangiovese è uno dei vitigni italiani più antichi a bacca rossa autoctono e il più diffuso d’Italia. Sembra che debba il suo nome al termine “Sangue di Giove” con cui gli Etruschi lo indicavano in epoca antica, attorno al VII secolo a. C., in segno di ringraziamento alle divinità per questo frutto della terra. Successivamente, sembra però che i Romani utilizzassero lo stesso termine per indicare un vino prodotto nella zona del Monte Giove nell’attuale comune di Santarcangelo di Romagna, vicino al Rubicone.

Il Sangiovese viene classificato in diverse varietà per grandezza del grappolo e degli acini (le due più importanti sono il Sangiovese Grosso e il Sangiovese Piccolo). Generalmente, il Sangiovese presenta grappoli di medie dimensioni, molto allungato e di forma conica. Gli acini del tipo Grosso sono di dimensioni medio-grandi, mentre quello del Piccolo ha dimensioni chiaramente piccole. La buccia ha altissime concentrazioni di pruina, con colori viola tendenti al nero.

Montepulciano

montepulciano

Di origine sconosciuta, il vitigno è caratteristico della viticoltura abruzzese e di altre regioni del Centro-Sud Italia. Si può ipotizzare una sua provenienza dal territorio di Montepulciano in provincia di Siena, come territorio di origine. Probabilmente è stato introdotto negli Abruzzi all’inizio del XIX secolo, per essere diffuso in seguito nelle regione vicine. Il vitigno è arrivato in Puglia verso l’inizio del Novecento nella provincia di Foggia.

In Puglia il vitigno ha trovato un clima e un territorio ottimale per il suo sviluppo. Il Montepulciano è molto diffuso nella zona di Foggia e nel barese, dove i terreni sono a medio impasto, profondi e con buona esposizione, con clima caldo e asciutto.

Sia il grappolo che l’acino sono di grandezza media. Il grappolo è alato e conico, l’acino di colore nero-violaceo e di forma sub-ovale, con buccia spessa, che ne determina la vendemmia tarda, solitamente a ottobre.  Con uve Montepulciano si può produrre vino rosato secco fresco e piacevole, dai sentori di ciliegia rossa.

Aglianico

aglianico

Vitigno di antichissima coltivazione nell’Italia Meridionale, l’Aglianico è arrivato sulle coste campane nell’VIII secolo a.C. per poi diffondersi nelle regioni limitrofe con grande facilità grazie alle sue tante virtù. Il grappolo è medio-piccolo di forma cilindrica o conica, semplice o alato e mediamente compatto. Gli acini, anch’essi di medio-piccole dimensioni, sono di colore blu-nero uniforme e dalle bucce spesse, che proteggono il grappolo dalle muffe.  L’Aglianico ha una maturazione molto tardiva e si vendemmia tra la seconda metà di ottobre e novembre. Poiché matura tardi, è difficile da coltivare e difficilissimo da vinificare, con tannini che richiedono tempo per essere ammorbiditi e acidità che gli assicura il tempo necessario affinché sia levigato. Con il vitigno Aglianico si produce un vino rosato dai sentori di viola, amarene, sottobosco e piccoli frutti.

Alealitico

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Uno dei vitigni più antichi d’Italia, l’Alealitico, di origine probabilmente greca diffusosi in tutta Italia, prevalentemente in Puglia e in Lazio. Introdotto probabilmente dai Greci in tempi remoti, è considerato una mutazione del Moscato. L’Alealitico è una varietà che matura abbastanza precocemente e possiede una buona tolleranza alla siccità, sviluppa grappoli di medie dimensioni, allungati, con un’ala, leggermente spargoli o mediamente compatti. L’acino, di media grandezza, è di colore blu con buccia abbastanza spessa e molto pruinosa. L’Aleatico si utilizza principalmente per la produzione di vini dolci che possiedono forti aromi e profumi che rimandano a moscati a bacca nera, colori molto consistenti e scuri per via dell’alta percentuale di malvina sulle bucce.

Pinot Nero

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Pinot nero viene considerato uno dei più nobili tra i vitigni a bacca rossa a livello mondiale (l’unico possibile confronto è quello con il Nebbiolo). Appartiene al gruppo di vitigni cosiddetti “internazionali”, di origine francese – la Borgogna – e ampiamente coltivati in tutto il mondo. È un vitigno difficile, sia in fase di coltivazione che di vinificazione. È anche un vitigno estremamente sensibile al terroir, per cui si ottengono interpretazioni molto diverse a seconda della zona di produzione. Il vitigno Pinot nero ha vigoria media, epoca di maturazione precoce, produzione abbastanza abbondante.

Il vitigno Pinot nero dà un vino rosso rubino chiaro: al naso è fine, fruttato con note di lampone e mora; al palato lievemente tannico, armonico, di corpo. Con l’affinamento, il colore prende toni mattonati, mentre i profumi acquistano in complessità e finezza.

Susumaniello

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Storia

Si tratta di un vitigno storicamente presente in Puglia, che proprio in tale regione ha avuto in passato un’importante diffusione. Dopo aver rischiato l’estinzione, è tornato da qualche anno in auge. Alcuni lo chiamano con altri nomi, quali ad esempio Somarello nero, Zuzomaniello e Cozzomaniello.

I vini

I vini prodotti da questo vitigno sono freschi, con note di frutta, tra cui spiccano fragola, melograna, lampone e ciliegia.

Abbinamenti

Ne derivano vini molto piacevoli come aperitivi, con i più svariati stuzzichini di mare, polpo, gamberi, calamari ma anche con salumi e tempura di verdura. Si sposano bene con linguine agli scampi con pomodorini, risotti, frittura di mare, carpaccio di tonno o di salmone, seppie ripiene, triglie al cartoccio, arrosti leggeri.